TRAPPOLA PER TOPI
23 marzo 2025 – 3a domenica di Quaresima
VANGELO
Dal Vangelo secondo Luca – In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
RIFLESSIONE
“Non rovinare mai il tuo presente per un passato che non ha futuro” (William Shakespeare).
Gesù parte da alcuni fatti di cronaca per farci passare dall’esterno all’interno, dal dare colpe al farsi domande, dai giudizi su tutto e tutti ad un’esame di coscienza su di sé.
Scorgendo il contadino preparare una trappola per topi, il sorcio preoccupato corse ad avvisare tutti gli animali.
Il pollo ridacchiò: “Sono fatti tuoi! Non è un problema mio!”.
Allora il topo andò dall’agnello che neanche lo considerò.
La mucca sbuffò: “Stupido! A me al massimo fa solletico”.
Di notte si sentirono rumore e grida. La trappola per topi era entrata in funzione catturando una vipera, che però aveva morso la moglie del contadino quando si era avvicinata.
Le venne la febbre alta. Il marito per preparare del brodo caldo corse a tirare il collo al pollo.
Poiché si aggravò arrivarono alcuni parenti a fare visita e per loro fece l’agnello alla griglia.
La donna purtroppo morì. Il povero contadino per coprire le spese delle cure e del funerale dovette vendere la mucca.
L’unico salvo fu il topo, proprio quello che aveva pensato non solo al male possibile per sé, ma al bene suo e degli altri.
Il mondo va male non unicamente per la malvagità dei cattivi, ma anche per l’apatia, la mediocrità, la superficialità, l’indifferenza dei cosiddetti buoni e di chi si crede a posto.
Nella quotidianità di ciascuno ci persone che accoltellano, ci sono disastri che schiacciano come terremoti, ci sono aridità che spingono a mollare tutto, come nel Vangelo.
Dio non fa l’assicuratore ma si presenta come vignaiolo: per riconsegnare a ciascuno la responsabilità del bene concima anche se puzza, pota anche se questo fa lacrimare, investe in pazienza anche se non si vedono frutti. Il suo nome è “io sono, io ci sono per te” dice a Mosè che guarda meravigliato il roveto ardente. Lui c’è e ci fa. Non si consuma, non si esaurisce, non si stanca (prima lettura).
In questa terza settimana di Quaresima dopo aver dialogato con colonne e archi, proviamo ad entrare in una chiesa vuota, da soli, e metterci a guardare le immagini, i quadri, le statue.
Sono la storia della salvezza e la salvezza di tante storie perché hanno ascoltato i segreti belli e brutti di tante persone.
Erano chiamate la “Biblia pauperum – la Bibbia dei poveri”. Molti non potevano permettersi libri e non sapevano leggere, eppure con sacrifici piccoli e preziosi pagavano le opere d’arte per formare la loro coscienza, educare la speranza, consolare dolori, cercare significati, lasciare in eredità il bello. Noi siamo ricchi di possibilità, ma miseri di prospettive.
Le immagini di fatti della Sacra Scrittura o della vita dei santi rappresentano idee illuminate, scelte valoriali, fatiche donate ma pure crisi attraversate, paure superate, delusioni affrontate, ferite e errori perdonati. Sono veri e propri specchi per noi.
Nella vita non c’è solo chi complotta per il nostro male preparandoci trappole, ma c’è anche chi vuole il nostro bene. Proviamo a chiederci: “e io? e quindi adesso cosa posso fare?”.
Queste raffigurazioni ci regalano la grande logica di Dio che ci fa capire la differenza tra un santo e un peccatore: ogni santo ha una storia trascorsa da raccontare, invece ogni peccatore ha un presente da coltivare: è una fortuna, basta non farsi intrappolare da un passato che non ha futuro.
___________
CELEBRAZIONE DELLA MESSA
Sabato – ore 18
Domenica – ore 10 e 18