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Reciprocità

RECIPROCITÀ
6 aprile 2025 – 5a domenica di Quaresima

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni – In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Sedette e si mise a insegnare. Gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Mosè nella Legge ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

RIFLESSIONE

Se punti un dito verso qualcuno, ne punti tre verso te stesso.

Prova. Vale se condanni, se pretendi, se critichi.

In questa Quaresima – proponendoci di stare in una chiesa vuota – ci siamo messi a dialogare con alcuni elementi.

Le colonne ci hanno insegnato che, per andare in alto e alzare il livello, bisogna curare la profondità.

Gli archi ci hanno mostrato che il protendersi verso il bello diventa forza tanto da portare i pesi come con leggerezza.

I quadri ci hanno svelato che ogni nostra storia è sacra, facendoci da specchio per vedere il bene e non solo trappole.

Il pavimento, infine, ci ha indicato il valore dell’umiltà che sa cercare l’unità mettendosi in prospettive diverse.

Il quinto elemento che ci aspetta è la penombra.

In ogni chiesa c’è un silenzioso chiaro-scuro, dove c’è sempre abbastanza luce per chi vuole guardare, ma sufficiente buio per chi non vuol vedere.

È la stessa penombra dell’alba nella risurrezione, o del buio pomeriggio del calvario, o del giorno grigio dell’accusa all’adultera.

Questo aspetto ci interpella sul valore della “reciprocità”.

È tanto essenziale per Gesù da metterlo nel Padre nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi (così che anche noi, nella misura in cui noi) li rimettiamo ai nostri debitori”.

La reciprocità è permettere all’altro di fare lo stesso che facciamo noi a lui/lei. È tanto difficile!

Ci piace di più il chiaro-scuro, ma nel senso di chiaro in noi e scuro negli altri.

C’è penombra quando ci si infastidisce senza però chiedersi: “ma sono sicuro che io non mi comporto allo stesso modo?”.

C’è penombra quando si brontola e si sparano sentenze e magari io faccio di peggio senza volerlo ammettere. Ho gente arrabbiata con me per torti che mi hanno fatto loro.

C’è penombra quando la delusione non vuole ascoltare motivi, mentre io però, ovviamente, devo sempre essere capito e non devo mai chiedere scusa.

C’è penombra quando si reagisce cattivamente acidi perché ci si aspetta altro o non ci si sente valorizzati, ma sono certo che le mie azioni, scelte, parole, modalità abbiano gli stessi criteri delle mie pretese?

C’è penombra quando ciò che si determina a senso unico è l’unica legge e verità. Quanto non è reciproco però è tossico e porta a schiantarsi in strade a fondo chiuso.

Se punti UN dito verso qualcuno, ne punti TRE verso te stesso. “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Gesù non giustifica l’adultera. Nemmeno fa finta di niente. L’errore c’è, ma interpella sia chi sbaglia che chi accusa.

La grande logica della reciprocità per Gesù è “d’ora in poi”: è usare le fragilità reciproche per crescere e maturare insieme.

C’è un dettaglio curioso: Gesù scrive per terra. Cosa non si sa. A me piace pensare che tutto quello che si scrive per terra, sulla sabbia, si cancella: gli errori ma anche le condanne. Resta la strada. Resta il “d’ora in poi”. Restano Gesù e la donna. Restano l’io, il tu e soprattutto il noi.

Però c’è sempre abbastanza luce per chi vuole guardare e sufficiente buio per chi non vuol vedere.

 

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CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Sabato – ore 18

Domenica – ore 10 e 18