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Guardare il soffitto

GUARDARE IL SOFFITTO
16 marzo 2025 – 2a domenica di Quaresima

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca – In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

RIFLESSIONE

Charlie Chaplin, invitato a un grande evento, salì sul palco e raccontò una barzelletta. Tutti scoppiarono a ridere.

Riprese la parola e ripeté la stessa barzelletta. Pochi risero, più che altro per cortesia. Sguardi imbarazzati lo scrutavano.

Continuò e per la terza volta ridisse la stessa barzelletta. In sala scese un silenzio glaciale e attonito. Allora commentò:

“Se non potete continuare a ridere per la stessa barzelletta, perché continuate a piangere per lo stesso problema? La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali.  Canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.

Fai cosa ti dice il cuore perché più che di bravura, abbiamo bisogno di bontà, di gentilezza, di tenerezza.

Preoccupati più della tua coscienza che dell’approvazione: perché la tua coscienza è quello che sei tu,  l’approvazione è ciò che gli altri pensano di te.  E quello che gli altri pensano di te è un problema loro”.

“Signore è bello!” dice Pietro sulla scena della trasfigurazione.

Proviamo a pensare: quante volte abbiamo detto così a Dio?

Forse mai! Ci è molto più facile dire “Signore è brutto! Signore fa male! Signore non è giusto! Signore dove sei?”.

Abbiamo bisogno di trasfigurare lo spettacolo della nostra vita.

Invece che stare a lagnarci sui problemi, impariamo a dire:

“Signore è bello!”: è bello ciò che io sono e faccio,

è bello ciò che lui/lei mi ha detto o ha fatto per me,

è bello ciò che sogno, provo, penso, amo, dono, condivido,

è bello ciò che tu, Dio, sei per me anche se non ci bado mai.

Tra Mosè che raffigura il passato e i deserti aridi superati e Elia che simboleggia il futuro carico di speranza, Gesù sta nel mezzo.

Fa da arco tra il già e il non ancora, tra la nube della paura dubbiosa e la luce che trasfigura.

In questa seconda settimana di Quaresima dopo aver dialogato con le colonne, proviamo ad entrare in una chiesa vuota, da soli (come gli apostoli sul monte), e osservare gli archi.

Un arco fa alzare lo sguardo e scoprire l’incanto della volta che è ideata come squarcio sull’infinito e incontro col divino. È spesso lo spazio più affascinante, ma il meno considerato, esattamente come la parte bella della nostra vita.

Siamo troppo ripiegati su noi stessi, accartocciati sul negativo, tanto che se alziamo gli occhi vediamo solo le ragnatele o rimaniamo tappati dal soffitto sopra il letto dove in agguato ci sono i troppi “te-l’avevo-detto” che tengono svegli.

Un arco, poi, proprio mentre si slancia verso l’alto sa essere anche legame con ciò che sta accanto e in basso. Mentre alza le sue mani verso il cielo, le allunga agli altri.

Insegna ad essere protesi, “tesi-pro” cioè a “vivere per” invece noi siamo “tesi” e basta, quindi poi nevrotici.

Un arco, infine, porta i pesi del soffitto e dei muri. Il suo segreto è la leggerezza che sfida ogni sensazione di oppressione, di schiacciamento, di cedimento.

E oggi ci sussurra: se non ridi per la stessa barzelletta, perché allora dai così peso al ripeterti lo stesso problema?

È il segreto della luminosità del volto e della chiarezza della coscienza, è la forza che fa protendersi e dire:

“Signore è bello stare qui! è bello ciò che faccio! è bello ciò che spero! è bello perché io posso essere, come te, l’amato!”. E quando ci si sente così, tutto si trasfigura.

 

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CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Sabato – ore 18

Domenica – ore 10 e 18

 

LIBRETTO DELLA CELEBRAZIONE

MB Foglietto Messa – 16 marzo 2025